Chi Sono

12065546_541165699373431_3307513057136035187_nTanti anni in difesa dei più deboli, spesi attraverso una serrata lotta sindacale in seno a varie sigle fino a fondarne una autonoma. Nel 2012 si candida alle Elezioni regionali, una opportunità per lottare e tentare di cambiare il sistema politico e amministrativo sempre più clientelare non più dal di fuori ma dal suo interno. Salvo Barone ottiene un buon risultato elettorale, ma non riesce ad essere eletto al parlamento regionale.

Mantiene però chiaro obiettivo di essere al servizio della gente, dei siciliani stanchi di un governo regionale che poco, o niente, ha fatto per loro. Per la crescita di questa terra e dei suoi figli, ai quali dare un futuro stabile e solido. Lui non è un prodotto delle segreterie politiche, è un uomo che si è fatto da solo stando per strada, in mezzo alla gente, a stretto contatto con i loro problemi.

Salvo Barone nato a Palermo il 18 gennaio del 1974, laureato in Scienze della Educazione e della Formazione, è figlio di un ex operaio dei Cantieri Navali del capoluogo siciliano, primo di cinque figli (tre femmine e due maschi) ai quali è strettamente legato. La sua è una infanzia vissuta nella serenità che può offrire una famiglia ricca d’amore ma che deve affrontare le difficoltà per arrivare a fine mese. Il padre Nino, orfano del lavoro, vive una vita per i suoi figli e vede nel primogenito, “Salvuccio”, il bambino, il ragazzo e poi l’uomo che lui non è potuto essere.

Salvuccio comincia a giocare a calcio, diventa una vera e propria promessa, veste la maglia del Napoli, del Trapani e della Folgore di Castelvetrano. Arriva in serie C e in nazionale militare dove, a seguito di un infortunio, è costretto ad appendere le scarpette al chiodo. Brutta batosta per un ragazzo ventenne, che vede così spegnersi il sogno della propria vita. Ma bisogna andare avanti, con tanti soldi in tasca, residui del calcio, che svaniscono in poco tempo dopo essere ritornato a Palermo senza un lavoro. Comincia così a dedicarsi alla ristorazione, grazie alla grande amicizia che lo lega a Giovanni Bua, noto ristoratore trapanese nonché suo ex presidente della squadra di calcio. E insieme aprono negli anni Novanta una serie di ristoranti nella splendida località di San Vito lo Capo. Anni di duro lavoro, tante soddisfazioni, ma con la necessità di trovare una occupazione stabile.

Ed eccolo vittima per la prima volta della politica del clientelismo, qualcuno gli propone di fare gli L.S.U. (lavori socialmente utili). Ne fa parte dal 1997 al 2005, avendo l’onore di lavorare a fianco di Ennio Milazzo, dirigente del Comune di Palermo scomparso prematuramente. Durante questi anni cresce, conosce, impara ma soprattutto, comincia ad avere le idee chiare: deve difendere i più deboli. In questi anni di grande fermento conosce Monica, che poi sarà sua moglie nel 2006 e dalla quale avrà due splendidi bambini, Antonio (come il nonno) ed Asia.

A tempo pieno si ristabilisce a Palermo e viene stabilizzato da L.S.U. alla Gesip Palermo nel 2005.
Comincia a fare sindacato dentro Gesip, e cambia sigle confederali sempre per la sua voglia di ribellione, fino a costituire un sindacato autonomo, l’Alternativa sindacale autonoma (A.Si.A.). Le sue lotte sindacali hanno caratterizzato le vertenze più note a Palermo, dalla vertenza Gesip che ha poi portato alla costituzione della RESET, dai processi di stabilizzazione degli ex PIP, al riordino delle società regionali, alla proposta di riordino delle società comunali attraverso la costituzione di una società consortile comunale.

Nella sua vita è sempre andato contro un sistema fatto da politici, sindacati, datori di lavoro che erano pronti ad un processo di privatizzazione clientelare già consolidato, ma smontato da un “ragazzino” solo. È molto legato al rispetto, alla amicizia e alla correttezza. I Ragazzi del Sindacato, oltre a tanti altri amici, sono le persone che contribuiscono alle scelte sindacali, politiche e di vita di Salvo.